recensioni VERSO L’ALBA

Gia lo stesso titolo dà un senso di rinascita per quella solare luce che invade il cielo, cancellando da esso le ombre notturne.  Ed in questo suo volume, Vellise Pilotti ha raccolto testi brevi, dall’ottimo contenuto, testi che offrono lo sunto per dire qualcosa che vale, per trovare, nel cerchio dei pensieri e in quello delle parole, il suo “leit-motiv”. Pur essendo brevi ed incisivi, i suoi versi contengono una buona dose di sensibilità, tale da rendere la sua logica analitica un procedere perfetto nell’ambito dell’esistenzialismo umano. Donna intellettualmente aperta ad una vasta varietà di problemi, la  poetessa espone le sue idee con la sua spiccata aderenza alla realtà, tramutando il suo dire in versi piacevoli e profondi, sostenuti da argomentazioni agili, leggere, che non appesantiscono il tessuto connettivo delle trame che nella chiara divisione che l’autrice effettua per meglio evidenziare le tematiche, nel complesso si fondono con armoniosa sapienza, così che dando tre volti alle composizioni poetiche, ella non effettua una divisione, ma costruisce un ponte d’unione, perché niente venga frazionato in parti inconciliabili fra loro, ma che ogni singola visione dei vari sentimenti che appartengono a tempi diversi, possano invece coesistere insieme, senza fratture, creando un’area magica, dove amore, fantasia, realtà, memorie di calde estati, di vento che corre nelle notti inondate dal chiaro di luna, dell’azzurrità tenera d’aprile, di sogni che si cullano nella varietà dei colori dei fiori, si mescolano, unendosi tutti in un amplesso che concede gioia di vivere a noi mortali, purché poi, tutti ben sappiamo che i sogni di felicità sono spesso invisibili, come stelle celate dalle nuvole…   Perché l’esistenza è un contenitore misterioso, dove tutto il bene e tutto il male del mondo, viene alla fine in superficie in molte forme ambigue, difficili da controllare. Vellise Pilotti tutto questo lo sa, ma vuole sconfiggere il negativo, vuole esorcizzarlo, dando voce alle sue speranze, colore alle grigie immagini della vita, luce salvifica agli eventi tenebrosi , profumo a sogni che tendono a sparire dalla mente e dall’anima.

Ed è bellissimo il sogno suo racchiuso nelle parole:”Forse troverei Leda da amare per sempre”.Proprio perché è un sogno comune a tutti noi, un sogno direi “famigliare”, non estraneo a questo mondo che diventa sempre più ostico e nemico ogni giorno di più e che si vorrebbe cambiare, rinnovare, arricchirlo di storie meravigliose….               Purtroppo non è facile effettuare tali cambiamenti ….                  Occorre lottare e svuotare la cornice del quadro attuale e cancellare le delusioni che si fissano nell’anima come immobilità di morte…              “Verso l’alba”, è dunque un titolo augurale, che allarga le vie dello spirito e dà spazio a contorni molto chiari di sentimenti che l’autrice ci indica con fiorire di dolci immagini che lei vede come preziose e meravigliose armonie.

FLAVIA LEPRE

(Letto su RADIO RAI)

La raccolta Verso l’alba della poetessa  Vellise Pilotti si potrebbe definire un canzoniere d’amore, anche se il destinatario di questi versi non è solo un uomo, ma sono anche altre persone che hanno attraversato la vita dell’autrice. Le prime poesie della silloge si configurano, infatti, come testi d’amore tradizionali, in cui l’amore viene descritto in tutta la sua magia, perchè, quando l’uomo amato le sorride, l’autrice ha la sensazione di “camminare sopra l’arcobaleno” e di “sentirsi leggera come una piuma”.  L’amore con la sua forza sembra capace di annullare il tempo, ma, nel momento in cui finisce, si trasforma in un sogno non condiviso e la poetessa sente con amarezza che ha soltanto “costruito castelli di parole.”. Il suo cuore non vuole, però, chiudersi del tutto e nelle poesie successive l’amore prima si sposta in un luogo di confine tra sogno e realtà, poi, si dirige verso altri soggetti, perchè come l’autrice afferma nella poesia “E’ la stessa cosa”: “Un cuore senza amore | è un castello di sabbia, | il mare se lo porta via, | e non rimane più niente.”   Dopo questa poesia che rappresenta una svolta all’interno della silloge, c’è infatti un testo molto significativo che l’autrice dedica alla madre che è diversa da lei, ma che la sa lo stesso comprendere ed aiutare. Scrive, infatti, la poetessa, parlando di lei: “Tu sei la terra | concreta pratica, salda. | Io sono il cielo | astratta, idealista, fuggevole. | La terra ha bisogno del cielo | per essere fertile, | e il cielo della terra | per riavere le sue nuvole”.   Le poesie successive descrivono, infine, l’amore per la natura, in cui l’autrice vede riflettersi le proprie emozioni e la propria capacità di uscire da se stessa, per entrare nello spazio del sogno e dell’immaginazione.

18-5-2008  da La voce futurista

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